GrassoAldo StoriadellaTelevisioneitaliana.I50annidellatelevisione.pdf


Aperçu du fichier PDF grassoaldo-storiadellatelevisioneitaliana-i50annidellatelevisione.pdf

Page 1 2 3451129




Aperçu texte


è nata, che cosa è diventata, e perché, occorre andare in biblioteca
e cercare due articoli di trent'anni fa (pressappoco). Le nostre
biblioteche purtroppo non sono accoglienti. In fatto di giornali, di
riviste, di settimanali vecchi sono addirittura scoraggianti. Ed è
forse per questo che nessuno dei giovani studiosi ai quali mi è
accaduto di dare questo suggerimento l'ha mai seguito. Dovete
accontentarvi allora del riassunto che di quei vecchi articoli sto
per farvi io, sulla base del ricordo che è ancora vivo, malgrado sia
passato tanto tempo (quanto per andare in biblioteca per cercarli e
fotocopiarli, insisto: lo facciano i giovani studiosi che devono
scrivere il libro per il dottorato di ricerca: io il dottorato non ce
l'ho, e ai miei tempi non c'era). Il primo di questi due articoli
reca la firma di Paolo Monelli. Apparve su «Tempo», il bel
settimanale che era diretto allora (primi anni Cinquanta) da Arturo
Tofanelli. Diceva il giornalista-scrittore Paolo Monelli (Le scarpe
al sole; Mussolini piccolo borghese): sta arrivando anche da noi la
televisione. E in giro si sente dire: non è il caso di preoccuparsi.
Noi italiani siamo vivaci, indipendenti, individualisti:
irriducibilmente «piazzaiuoli». Non abbandoneremo certo le nostre
piazze, le nostre strade, le nostre passeggiate per passare la sera
davanti a quell'apparecchio. Bugie: commentava Monelli. Noi siamo
stati - ma chissà quanto tempo fa - vivaci, indipendenti,
individualisti, irriducibili, eccetera. Non lo siamo più. Siamo dei
falsi individualisti; degli anarcoconformisti. Ci piazzeremo davanti
all'apparecchio televisivo e ci staremo quanto tutti gli altri. Più
di tutti gli altri. Sono andate così le cose? Non sono andate così?