GrassoAldo StoriadellaTelevisioneitaliana.I50annidellatelevisione.pdf


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volevo scrivere il commento ad una trasmissione da preparare in suo
onore. Dissi di sì, con emozione. Dopo qualche giorno però mi resi
conto che dovevo chiedere ospitalità a qualche amico più semplice, a
qualche parente più bonario di me: se volevo vedere la trasmissione
che io stesso avevo preparato. Perché io non ce l'avevo, no, un
apparecchio televisivo in casa. Né intendevo comprarlo. Ci sono delle
circostanze in cui bisogna proprio pensare, anche se non se ne
avrebbe nessuna voglia. In quella circostanza mi trovai costretto a
pensare che ci doveva essere qualcosa di contraddittorio in chi da
una parte spregiava la televisione, dall'altra correva a
collaborarvi, se qualcuno ce lo chiamava (e quanto alla scusa: ma si
tratta di una trasmissione culturale - be' non ero tanto ingenuo da
imbrogliarmi così, comunque non sarei riuscito a imbrogliare Adorno,
Horkheimer e i loro allievi, i quali erano convinti che la
televisione faceva un male del diavolo, indipendentemente dai suoi
contenuti occasionali). Così il primo televisore, piccolo e modesto,
entrò in casa. Devo dire - se mi guardo intorno - che non tutti
furono altrettanto fortunati. Non a tutti venne in soccorso
Hemingway. Ciò che è anche giusto, in fondo: non tutti avevano per
Hemingway la stessa ammirazione che
avevo, ed ho, io. Molti altri come me continuarono a dire peste e
corna della televisione, in quegli anni: salvo a trepidare alla sola
idea di essere chiamati a collaborare. E così arriviamo al «caso»
Pier Paolo Pasolini: il quale propose apertamente, clamorosamente
(«Corriere della Sera», 18 ottobre 1975) di abolire insieme la scuola
dell'obbligo e la televisione. Comincio a capire perché le