GrassoAldo StoriadellaTelevisioneitaliana.I50annidellatelevisione.pdf


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biblioteche non funzionano, o funzionano male, da noi. 410 Perché
conviene a qualcuno che non funzionino. Se si potesse andare in
biblioteca tranquillamente e consultare senza fatica i giornali di
dieci anni fa, quanti intellettuali si troverebbero che non solo
plaudirono a Pasolini, ma rincararono la dose? Abolire la
televisione? Per carità, distruggerla bisognerebbe. E per sempre.
«Per fortuna io non ce l'ho. Non la vedo mai». Ma passa qualche anno.
Il mondo cambia. E poi Pasolini è morto. Che bei funerali gli abbiamo
fatto. Lo possiamo anche dimenticare. Ci sono trasmissioni televisive
che rendono popolari. Ci sono programmi televisivi dove ti fanno
portare il tuo libro. Sì, proprio il romanzo che hai appena scritto.
E lo sai che il giorno dopo in libreria c'è qualcuno che lo va a
cercare? Che nel tram ti riconoscono? Che il portiere del tuo palazzo
(era ora) ti rispetta? Ed eccoli allora i romanzieri, i poeti, i
saggisti che girano contro il muro i ritratti di Adorno, di
Horkheimer, di Lukàcs ancora appesi nello studio (un po' come
facevano le nostre antenate con i quadri della Madonna, quando
stavano per peccare in casa) e che si presentano con il libro
sottobraccio, trepidando, alla trasmissione di Maurizio Costanzo. Di
cui hanno detto male il giorno prima, diranno male il giorno dopo. E
oggi? Oggi siamo alla rottura degli argini, allo sfondamento delle
dighe, allo smarrimento del comune senso del pudore. La previsione di
Paolo Monelli si è avverata. Guardiamo la televisione con la stessa
passiva ingordigia degli altri popoli tanto meno indipendenti,
intelligenti, individualisti eccetera di noi. Il progetto di Pier
Emilio Gennarini è stato realizzato. La televisione ha unificato il