GrassoAldo StoriadellaTelevisioneitaliana.I50annidellatelevisione.pdf


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Paese. Ma intorno a quali «valori» lo ha unificato? Lo ha unificato
intorno ad un unico valore: la soggezione alla televisione. Nei
confronti della quale abbiamo ormai lo stesso atteggiamento che
abbiamo assunto di volta in volta - nei secoli - nei confronti delle
potenze straniere che ci hanno dominato: un atteggiamento fatto di
congiunturale irritazione, di sordo antagonismo, di sostanziale
sottomissione. Siamo passati da un estremo all'altro: dalla
diffidente superiorità esibita snobisticamente trent'anni or sono
alla fervida subordinazione demagogica di oggi. Tutti corrono verso
la televisione (pubblica o privata) per frequentarla o per
approvarla. Perché - sai - è «popolare». Passi per le persone
semplici e disarmate. Che sognano di poterli vedere da vicino almeno
una volta, in 411 studio, questi divi televisivi («che poi guadagnano
un mucchio di quattrini, dicono un mucchio di sciocchezze e - te lo
dico io - annusano la droga»). Ma le persone importanti? le persone
forti e importanti - della politica, dell'industria, della cultura fanno di peggio. Siccome possono
- e non appena possono - ci vanno (eccome!) in televisione. Ma non
sono mica contente. Perché non gli basta mai. Vorrebbero andarci di
più.
«On ne parle jamais de soi même
qu'en perte» scriveva Montaigne. Di se stessi si parla sempre in
perdita. Ci si rimette. Ma ci rimette anche il lettore, che ha
diritto ad aver per le mani qualcosa di meglio, oggi.
Ad avere a disposizione una Storia della televisione italiana. Con
i dati e le date. Gli avvenimenti e il loro contesto. Le connotazioni